E se la prima guerra mondiale non fosse mai avvenuta?

L’arciduca Francesco Ferdinando vive! Un mondo senza la prima guerra mondiale
di Richard Ned Lebow
Palgrave Macmillan, 256 pagine, $27

Nell’introduzione al suo nuovo libro, “L’arciduca Francesco Ferdinando vive! Un mondo senza la prima guerra mondiale”, Richard Ned Lebow rivela una toccante ragione personale per il suo interesse nella storia controfattuale. Il professore di teoria politica internazionale al King’s College racconta drammaticamente come, da piccolo, abbia evitato per un pelo di essere deportato da Parigi ad Auschwitz nel 1942, quando sua madre lo consegnò ad un coraggioso poliziotto francese, che procedette a metterlo con un gruppo di donne ebree francesi attive nel traghettamento di bambini ebrei all’estero. Lebow fu infine adottato da una famiglia ebrea negli Stati Uniti, dove crebbe e intraprese una carriera accademica. Consapevole che la sua vita “avrebbe potuto facilmente finire nel 1942”, è stato a lungo interessato a come la storia avrebbe potuto essere diversa.

Lo studio di Lebow arriva esattamente un secolo dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Mentre la maggior parte degli osservatori nei prossimi mesi si concentrerà sulle origini e le conseguenze della guerra, Lebow specula su come la sua evasione avrebbe alterato il corso della storia. Nel fare ciò, Lebow adotta un’ampia prospettiva, affrontando non solo come evitare la guerra avrebbe plasmato gli eventi mondiali, ma anche come avrebbe profondamente plasmato il corso della storia ebraica.

“L’arciduca Francesco Ferdinando vive!” si basa sulla premessa che se l’erede al trono degli Asburgo fosse sfuggito all’assassinio del 28 giugno 1914, la prima guerra mondiale non sarebbe mai avvenuta. In contrasto con molti studiosi che sostengono che la guerra (o qualche conflitto comparabile) era probabilmente inevitabile a causa delle potenti forze del nazionalismo e dell’imperialismo, Lebow la descrive come un evento contingente che avrebbe potuto essere evitato.

Egli sostiene in modo persuasivo che la relativa volontà dei leader politici e militari europei di rischiare la guerra nel 1914 sarebbe probabilmente scomparsa solo alcuni anni dopo. Entro il 1917, la Russia avrebbe raggiunto la Germania e l’Austria-Ungheria in termini di preparazione militare, eliminando così la tentazione di queste ultime potenze di sfruttare il loro vantaggio calante contro la prima attraverso un’azione militare preventiva. Se l’arciduca fosse stato in grado di vivere abbastanza a lungo per succedere a suo padre, Francesco Giuseppe (che morì nel 1916), il neo-imperatore, un uomo da tempo impegnato nella pace con la Russia, non avrebbe permesso che qualsiasi futura crisi diplomatica degenerasse in guerra.

Le conseguenze di evitare la guerra nel 1914 sarebbero state innumerevoli. Lebow le delinea non in uno, ma in due scenari separati: il primo produce un “mondo migliore”, il secondo un “mondo peggiore”. Li esplora entrambi in profondità, ognuno dei quali è imperniato sul ruolo dello “sviluppo politico della Germania… come principale fattore determinante”. (Nel primo caso, il paese si rivolge alla democrazia; nel secondo, raddoppia l’autoritarismo). I lettori interessati alla storia globale e alle relazioni internazionali apprezzeranno molti dei dettagli geopolitici degli scenari concorrenti di Lebow, il primo dei quali postula un mondo più multipolare e pacifico, il secondo dei quali prevede continui conflitti internazionali che culminano in una guerra nucleare europea.

I lettori interessati alla storia ebraica, tuttavia, saranno intrigati nello scoprire come la vita ebraica si svolge in questi rispettivi mondi. Non sorprende che le due conseguenze più importanti coinvolgano l’Olocausto e la creazione dello Stato di Israele.

Per quanto riguarda il primo, Lebow approva essenzialmente il famoso mantra di Milton Himmelfarb, “No Hitler, No Holocaust”. Nell’immaginario di Lebow, senza la prima guerra mondiale, le tragiche conseguenze della sconfitta della Germania – compreso l’ingresso di Hitler in politica, l’ascesa del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale – non si verificano mai. Per essere sicuri, la vita ebraica non è affatto utopica. L’antisemitismo persiste nell’Europa orientale (alimentando l’immigrazione in corso sia in Europa occidentale che in Palestina) così come i pogrom. Ma nel complesso “la popolazione ebraica d’Europa prospera”. Negli Stati Uniti, nel frattempo, gli ebrei (come i neri, le donne e altre minoranze) impiegano più tempo per essere accettati nella società americana, che è meno tollerante di quanto lo sia poi nella storia reale. Lebow sottolinea così il lato positivo della Seconda Guerra Mondiale (che ha promosso l’integrazione sociale attraverso il servizio militare) e l’Olocausto (che ha sottolineato il pericolo dell’odio razziale).

La discussione di Lebow sul destino di Israele in un mondo senza la Prima Guerra Mondiale è un po’ più oscura. Egli esplora diversi scenari, ma sembra sostenere che, senza la guerra (e il suo inevitabile successore, la Seconda Guerra Mondiale, insieme all’Olocausto), l’immigrazione ebraica nell’Yishuv sarebbe rimasta piccola, le tensioni con gli arabi sarebbero rimaste contenute, e le potenze europee nella regione sarebbero state in grado di contenere le aspirazioni nazionali sia ebraiche che palestinesi. Niente Hitler, in altre parole, niente Israele.

Al tempo stesso, però, Lebow ammette che “un’altra strada per Israele esisteva”. In questo scenario, l’assenza della prima guerra mondiale significa che l’impero ottomano non subisce una sconfitta militare né perde il controllo delle sue terre mediorientali a favore degli inglesi. Alla fine, però, lo scoppio di rivolte nazionaliste arabe (simili a quelle nei Balcani prima del 1914) spinge gli ottomani fuori dalla Palestina e porta all’ingresso di stati europei che mirano a riempire il vuoto. La Gran Bretagna è la più influente e le sue azioni finiscono per facilitare la creazione di uno stato ebraico. Infatti, quando le tensioni ebraico-palestinesi esplodono in guerra, l’assenza di una legione giordana (che non viene mai creata, poiché la Gran Bretagna non controlla la Giordania dopo il 1918) e l’assenza di un’invasione araba dall’Egitto (che la Gran Bretagna possiede ancora) permette agli ebrei di trionfare. Le tensioni persistono dopo l’indipendenza di Israele, ma con un potente alleato britannico, la sua sicurezza è salvaguardata. Questo è particolarmente vero perché, in assenza del colonialismo franco-britannico, gli stati arabi della regione non diventano mai dittature cleptocratiche o si convertono all’Islam radicale.

La visione fantastica di Libow di un mondo senza la Prima Guerra Mondiale non si occupa solo di geopolitica, ma anche di storia sociale e culturale. Rispetto alla sua intricata indagine sulla geopolitica, le sue speculazioni sul mondo delle arti e delle lettere occidentali risultano in qualche modo sottosviluppate – essendo sia troppo ampie che troppo sottili. Ma molti lettori si divertiranno a leggere delle carriere dello studioso ebreo tedesco e consulente politico Henry Kissinger; dello scrittore di fantascienza ebreo russo Isaak Asimov; e del fisico ebreo ungherese Edward Teller – nessuno dei quali finisce per immigrare negli Stati Uniti.

La plausibilità delle ruminazione controfattuali di Lebow può essere facilmente contestata, e i lettori troveranno sicuramente alcune più convincenti di altre. Ma qui sta il fascino duraturo della storia alternativa. Sfidando le visioni convenzionali del passato con prospettive nuove e altamente immaginative, chiedersi “cosa se?” ci costringe a rivedere le nostre ipotesi prevalenti e a testarle contro le alternative. Ricordandoci le drammatiche possibilità che non sono mai state, possiamo capire meglio quelle che sono state realizzate.

Gavriel Rosenfeld è professore di storia alla Fairfield University. È l’editore di “‘Se solo fossimo morti in Egitto! What Ifs of Jewish History from Abraham to Zionism” della Cambridge University Press.

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